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Le start up a vocazione sociale nel Decreto – Cresci Italia

Il c.d. Decreto “Cresci Italia” , contenente alcune misure relative alle imprese sociali in fase di start up, è da poco approdato presso la X Commissione del Senato, per esser convertito in Legge .
Tra le diverse misure, come accennato, spiccano quelle relative all’imprenditorialità sociale e al crowdfunding.
L’art. 29, in particolare, prevede una detrazione del 25% dall’imposta sul reddito delle persone fisiche e una deduzione del 27% dall’imposta sul reddito delle società per quanti investano nel capitale sociale di una o più start up “a vocazione sociale”.
Tale norma, frutto del lavoro della Task force del Ministro Passera guidata da Alessandro Fusacchia, se da una parte non può che esser positivamente accolta, dall’altra rischia di infrangersi, prima ancora di nascere, sui duri scogli della realtà.
Al di là dell’importanza del segnale politico, per la sensibilità distintiva dimostrata nei confronti delle imprese a vocazione sociale rispetto alle altre, resta la difficoltà numerica di individuare diverse imprese a vocazione sociale ai sensi dell’art. 25 co. 4 del Decreto, ovvero:
• operanti nei settori indicati dal DLgs n. 155/2006;
• aventi le caratteristiche di cui ai commi 2 e 3 del medesimo art. 25.
Si pensi al fatto che l’oggetto sociale deve inerire lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore teconologico!
Parimenti dicasi in relazione alla norma sul crowdfunding di cui all’art. 30 che fa riferimento alla stessa limitatissima tipologia di start up a vocazione sociale, pur avendo il merito di disciplinare espressamente questo nuovo strumento di fund rasing per le imprese sociali.
Sono segnali! C’è bisogno di continuare su questa strada, imprimendo maggior forza a riforme che vadano in questa direzione, ovvero che partano dalla constatazione di una rilevanza peculiare delle imprese “a vocazione sociale”.
L’occasione, tuttavia, dev’esser trovata in una sede diversa e ulteriore, rispetto ad un decreto che riguarda le start up ad alto profilo di innovazione tecnologica. Adesso c’è bisogno di una riforma di carattere organico che parta dalla rivendicazione di quella diversità genetica e funzionale, per farne un punto di partenza in vista di quella crescita intelligente, sostenibile e inclusiva auspicata dalla Commissione europea.
Milano 5 novembre 2012

Alessandro Mazzullo

Riferimenti:
1) Decreto-legge n. 179 del 18 ottobre 2012, entrato in vigore il 20 ottobre 2012.
2) Atto Senato n. 3533, XVI Legislatura – http://www.parlamento.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38968.htm.

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