Finanziamento – Loan

Il tema del finanziamento rappresenta uno dei temi più importanti per un Settore che dovrà necessariamente rivedere le proprie modalità di sostenimento, anche in ragione delle attuali esigenze di contenimento della spesa pubblica.

Questo tema è ancor più urgente in relazione ad una componente sempre più importante per il Terzo Settore ma anche per la stessa economia nazionale ed europea: le c.d. “imprese sociali”, considerate dalla Commissione europea come uno degli strumenti chiave per uscire dall’attuale crisi economica e per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.

Le proposte all’interno di questo paragrafo, pertanto, sono focalizzate sugli aspetti del Capitale di rischio (Equity) e di debito (Loan) degli enti non profit, e soprattutto delle possibili protagoniste della c.d. Social Innovation, ovvero le imprese sociali.

  • Possibilità di emissione di titoli obbligazionari da parte dei soggetti del Libro I, titolo II, del codice civile.

Accanto alla possibilità di attrarre nuovi investimenti nel capitale sociale, vi è poi la possibilità di ricorrere al c.d. capitale di debito (Loan). I soggetti del Terzo settore, pur essendo normalmente più affidabili[1], sono meno bancabili degli altri, proprio perché poco capitalizzati; in sostanza possono offrire meno garanzie patrimoniali degli altri.

Perché non agevolare normativamente le possibilità di prestito a favore di questi soggetti, e non solo in relazione alle imprese sociali, ma anche alle Associazioni, Fondazioni e Comitati[2]?

Attualmente, per tali soggetti ciò non è consentito, anche se vi sono dei progetti di riforma – purtoppo fermi in Parlamento – che vanno in questa direzione[3].

  • Agevolazioni fiscali e facilitazioni nell’autorizzazione della Banca d’Italia per lo sviluppo di piattaforme di Social lending  e Crowfunding a favore delle imprese sociali.

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding, finanziamento) è un processo di finanziamento dal basso che permette ai singoli cittadini privati, imprese, ecc. di dare in prestito (o donare) il proprio denaro a favore di specifiche iniziative private, generalmente di interesse sociale e consultabili su specifiche piattaforme digitali.

Il crowdfunding è ancora relativamente sconosciuto in Italia, eppure è stato lo strumento che ha permesso a Barack Obama di diventare il Presidente degli Stati Uniti, raccogliendo la più ingente somma di dollari mai accumulata prima dagli sfidanti per la Casa Bianca.

Non a caso, lo stesso Obama, con il Jobs Act, ha regolamentato negli Stati Uniti questo strumento innovativo di raccolta del capitale, basato sul principio di pochi soldi prestati da un gran numero di persone.

La normativa italiana, oltre a non regolamentarlo in modo specifico, presenta diversi elementi di criticità. Sarebbe opportuna una normativa che, oltre ad autorizzarlo espressamente, agevolasse la diffusione di piattaforme digitali di crowdfunding, con poche ma chiare regole, tali da garantire trasparenza informativa dei progetti pubblicizzati, del loro finanziamento, e dell’effettiva utilizzazione/gestione del denaro. Sarebbe utile incentivare tale attività anche con incentivi fiscali, sia per la gestione della piattaforma che per chi presta o dona nel settore sociale.

Nel social lending, la caratteristica aggiuntiva è rappresentata dalla prestazione di una garanzia da parte di una Banca, della Regione, di una Fondazione, ecc., in merito al valore sociale del progetto finanziato.

  • Sostegno e agevolazione dei social bonds emessi tanto da privati, quanto dalla PA

Il Social Impact Bond è uno strumento finanziario, simile ai tradizionali strumenti obbligazionari, che permette il reperimento di risorse per la realizzazione d’iniziative di utilità sociale. In breve, un soggetto pubblico o privato s’impegna a garantire la restituzione di un’obbligazione e, quindi, in maniera indiretta, il finanziamento di un progetto di utilità sociale, a fronte del raggiungimento di un risultato prefissato.

Il Social Impact Bond sembra così essere un potente volano di cambiamento culturale, ancor prima che un efficace leva di finanziamento d’iniziative innovative. Consentire strumenti di tale portata significa creare le premesse per un’effettiva sussidiarietà che non si limiti alla risoluzione di un problema specifico, ma arrivi a incentivare la ricerca e sperimentazione di metodi alternativi per approcciarsi ad una problematica. Come illustri esempi hanno dimostrato, potrebbe costituire un prezioso banco di prova per individuare soluzioni capaci di generare risparmi per la pubblica amministrazione a livello sistemico (anche sul breve periodo), e migliorare il benessere della collettività[4]. Insomma un’innovazione di processo che consentirebbe agli attori del mondo del non profit di sperimentare le proprie intuizioni sulla base dello studio e conoscenza della realtà sociale in cui sono inseriti; un vero e proprio esempio di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, in cui i vantaggi siano equamente distribuiti e, all’interno del quale, il terzo settore sia percepito come risorsa nella progettazione delle risposte dal basso.

Date queste premesse, sono ipotizzabili varie forme di sostegno al social impact bond. In primis, la costituzione di un’apposita normativa nazionale che agevoli la creazione di fondi regionali. I fondi potrebbero essere finanziati attraverso svariati canali di finanziamento, tra cui un’apposita donazione del 5 x mille che agevolerebbe il passaggio culturale da un approccio filantropico a quello incentrato sull’investimento in attività sociali, per le quali vi sia un’attenzione a risultati e gestione economica.

  • Facilitare, per le imprese sociali, l’ammissione al Fondo centrale di Garanzia, al fine di accedere al credito bancario, con particolare riguardo a quelle di media o piccola dimensione.

Il terzo settore presenta una migliore solvibilità rispetto a quello for profit: come accennato sopra, basta osservare come le sofferenze bancarie si attestano intorno a percentuali nettamente inferiori rispetto alle imprese tradizionali[5].

La proposta è quella di facilitare, sburocratizzare, incentivare l’accesso a questa forma di garanzia del prestito bancario, per le imprese sociali, soprattutto per quelle di piccole e medie dimensioni (ovvero la maggior parte).

  • Istituzione di un ulteriore Fondo di garanzia immobiliare a favore delle imprese sociali, finanziato con le c.d. eredità senza eredi.

In una recente ricerca si stima che tra il 2004 e il 2020 vi sarà un ammontare di lasciti testamentari senza eredi che equivale a circa 105 miliardi di Euro[6]. Parte di tale ingente patrimonio potrebbe essere valorizzato dando luogo ad iniziative di supporto per il Terzo Settore.

In particolare, al fine di incentivare l’accesso al credito per il Terzo Settore, abbiam pensato ad un’idea, forse stravagante, ma – riteniamo –  interessante.

Si potrebbe istituire un Fondo di garanzia immobiliare a favore delle imprese sociali e dei soggetti del Terzo Settore.

L’assenza di un immobile e delle adeguate garanzie, specie nel caso di progetti complessi ed ambiziosi, costituisce un limite invalicabile per molti attori del non profit. Al tempo stesso, il valore patrimoniale di un immobile è spesse volte sottostimato in fase di vendita erariale e, comunque, se non utilizzato, origina costi di mantenimento e gestione che possono avere un impatto negativo sul bilancio pubblico.

Inoltre, si potrebbe anche ipotizzare un’ulteriore modalità di gestione diretta degli immobili da parte degli operatori, laddove questo sia possibile ed incontri le esigenze dei soggetti in gioco.


[1] Basta vedere il tasso di sofferenza bancaria del Terzo settore dichiarato da Banca Prossima.

[2] Disciplinati dal Libro I del codice civile.

[3] Vedi, per es., Disegno di Legge Delega, Riforma del titolo II libro I del codice civile, approvato il 31 marzo 2011, art. 4 lett. h), n. 5.

[4] Si veda, ad esempio, il caso dell’accordo tra il Ministero della Giustizia Inglese e la prigione di Peterborough che, abbassando la recidiva dei detenuti del 30% ,ha consentito un uguale risparmio pubblico.

[5] Si vedano, anche qui, le stime di Banca Prossima

[6] Il valore potenziale dei lasciti di beneficienza, Collana Quaderni dell’Osservatorio, n. 2, 2009, Fondazione Cariplo.

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