Fiscalità compensativa

In tempi di spending review è difficile parlare di agevolazioni fiscali. È chiaro che il problema non è non spendere, ma razionalizzare le risorse scarse a disposizione, facendo confluire gli investimenti nei settori strategici.

Noi riteniamo che l’imprenditorialità sociale sia uno di questi. In realtà, come abbiam visto, non siamo solo noi ad avere in mente questa strana idea, ma è la stessa politica comunitaria che sembra andare in questa direzione.

L’approccio simbolico delle proposte che seguono[1], tuttavia, mira ad evidenziare un punto: non si tratta di rinunciare a minori entrate, ma di risparmiare future e ben maggiori uscite.

L’impresa sociale agisce in ambiti di fallimento del Mercato e in cui il Pubblico non riesce ad intervenire. Il ruolo sussidiario svolto dal Terzo Settore non implica, pertanto, la mera risoluzione di problematiche sociali, ma un vero e proprio risparmio economico per le già scarse casse erariali o locali. La fiscalità speciale, in questo settore, per noi andrebbe vista in quest’ottica. Ecco  perchè riteniamo errato chiamarla fiscalità di vantaggio, trattandosi piuttosto del riconoscimento compensativo dei benefici e dei risparmi ottenuti grazie all’azione di imprese sociali che riescano ad avere un impatto sociale positivo e misurabile.

  • Regime fiscale specifico per i soggetti del Terzo Settore, con previsione di un credito d’imposta commisurato alla certificazione del risparmio ottenuto in virtù dell’impatto sociale.

Il predetto credito d’imposta s’inserisce in quest’ottica perché lega il risparmio fiscale ad un effettivo, concreto e misurabile impatto sociale.

Ad un regime agevolativo generale, se ne potrebbe affiancare uno ancora più vantaggioso per quelle Imprese sociali, Ong, Onlus, Associazioni, Aps, ecc., che siano in grado di conseguire e dimostrare uno specifico impatto sociale e il relativo risparmio per la P.A. Ad esse dovrebbe esser garantito un credito d’imposta pari ad una quota percentuale di quel risparmio.

L’operatività di questa proposta è strettamente legata al tema della misurabilità dell’impatto sociale. Vi sono diversi strumenti che si stanno assestando in tal senso. L’Authority che proponiamo, o altri soggetti da questa specificamente autorizzati e vigilati, potrebbero giocare un ruolo nell’adozione e controllo di tali strumenti.

  • Regime contributivo e fiscale specifico per le rescue companies che impiegano lavoratori svantaggiati ex art. 2, numero 18, del regolamento (CE) n. 800/2008.

Questa proposta è semplicemente una specificazione della precedente, focalizzando l’attenzione su di un emblematico esempio in cui, stavolta, è il non profit a supportare il for profit. Pensiamo ad una rescue company non profit che operi in settori sociali, con l’obiettivo prioritario di salvare i posti di lavoro di imprese for profit che attraversano un momento di crisi, e che magari veda coinvolti nella governance aziendale gli stessi lavoratori “svantaggiati”[2]. Perché non riconoscere anche fiscalmente, o dal punto di vista contributivo, i vantaggi derivanti da questa operazione di salvataggio che, peraltro, consente di reimpiegare quei lavoratori per lo svolgimento di ulteriori attività socialmente utili, anziché godere del solo sussidio di disoccupazione?


[1] Come anche di quella relativa ai social bonds.

[2] Secondo la definizione di cui al citato art. 2, n. 18, lett. a) del Regolamento CE n. 800/2008.

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