Ricorso ad una Fiscalità compensativa collegata al rating sociale dell’is

Il cambio di paradigma che l’Impresa Sociale 3.0 vorrebbe incarnare passa attraverso quella che abbiamo definito “fiscalità compensativa”, ovvero un sistema completamente innovativo finalizzato al giusto riconoscimento dei benefici, anche economici[1], apportati dall’Economia sociale all’intero Sistema Paese.

Si tratta di un sistema nuovo rispetto alla politica fiscale del Non profit che si è sempre tradotta nella previsione di un sistema agevolativo basato sul giusto e generale riconoscimento della rilevanza sociale dell’attività svolta dal Terzo Settore, piuttosto che sull’attestazione dell’impatto concretamente raggiunto dalla singola organizzazione.

Dal punto di vista teorico, tuttavia, dietro il concetto stesso di fiscalità agevolativa si nasconde spesso l’idea di un’Economia sociale che necessita di esser supportata dallo Stato, omettendo di considerare gli enormi vantaggi procurati a quest’ultimo dalla Società civile che si esprime nell’imprenditoria sociale o nelle altre forme del Terzo Settore.

Dal punto di vista pratico, inoltre, quella fiscalità agevolativa a volte rischia di incentivare il ricorso a vesti giuridiche “social” al solo scopo di alterare slealmente il rapporto di concorrenzialità tra una “For profit” ed una “Non profit”, all’interno di settori produttivi ove operino entrambe.

Dal punto di vista della Finanza pubblica, infine, le rivendicazioni di una fiscalità agevolativa oggi rischiano di non esser facilmente sostenibili.

Bt/Yt-Bt-1/Yt-1 =(r-g)(Bt-1/Yt-1)+(Gt-Tt/Yt)

In Macroeconomia questa equazione è ben nota perché identifica il Vincolo di Bilancio del Governo in termini di PIL. Tradotto in termini semplici ed applicata ad un rapporto Debito pubblico (Bt) / PIL (Yt) come quello italiano (ormai prossimo al 130%), questa equazione ci dice che se non vogliamo morire di interessi passivi sul nostro Debito sovrano[2]:

a)      dobbiamo tornare a crescere in termini di PIL (g)

b)      e/o dobbiamo puntare sull’avanzo primario[3] tagliando la Spesa Pubblica (G/Y) e/o aumentando le Tasse (T/Y)[4]

Fin qui nulla di nuovo, almeno per gli esperti del settore che ben conoscono la gravità della nostra situazione economica e comprendono le ragioni della fragilità della nostra esposizione sui Mercati internazionali e di fronte agli speculatori di sempre. Ma a che prezzo? E come? Il rischio è che in nome della Crescita:

  • si debbano attuare Politiche fiscali lacrime e sangue che acuiscano i già gravi bisogni sociali che la crisi ha fatto emergere;
  • o che si debbano effettuare tagli lineari alla Spesa pubblica che non si limitino a combattere gli sprechi ma riducano ai minimi termini il ruolo primario e fondamentale del Pubblico nella gestione di quei bisogni sociali.

 

L’impresa sociale insieme ad un sistema nuovo di “fiscalità compensativa” può costituire l’anello di congiunzione tra Crescita, Risparmio ed Equità.

Se noi ancorassimo il riconoscimento del beneficio fiscale[5] all’effettivo raggiungimento di un impatto sociale misurabile[6] potremmo innestare un meccanismo virtuoso capace:

  • di diminuire il peso del numeratore del rapporto D/Y, incrementando l’Avanzo primario (Gt-Tt/Yt), ovvero razionalizzando l’imposizione fiscale (T)[7] e la Spesa pubblica (G) necessaria a supportare i bisogni sociali al cui soddisfacimento esse concorrono, senza mai sostituirsi al Pubblico;
  • di aumentare il peso del denominatore del rapporto D/Y, sia attraverso l’incremento dei livelli occupazionali[8] che equivalgono ad un aumento dei Consumi e quindi dell’Offerta produttiva; sia in termini di beni e servizi sociali effettivamente prodotti;
  • l’aumento del PIL (Y), a sua volta, genera nuove entrate (T) per lo Stato e così via in un circolo virtuoso e win-win.

Facciamo un esempio basato su un impatto sociale capace di assumere una rilevanza economica certa e quantificabile in termini di risparmio per la Spesa pubblica[9].

Box esempio. Un’Impresa Sociale si avvale del lavoro di ex-detenuti, reinserendoli socialmente ed assicurando un impatto sociale che ha rilevanza anche sul piano della finanza pubblica. L’abbattimento del tasso di recidiva, infatti, si traduce in un oggettivo e quantificabile risparmio per l’Amministrazione penitenziaria pari a 100. Ad esso, in realtà, si connettono anche una serie di ulteriori vantaggi per la collettività e per le persone coinvolte nel progetto. Quell’impresa produce beni che le rendono un reddito pari a 100 (al netto degli altri costi e in particolare degli stipendi che ammontano a 200). Su quel reddito l’is dovrebbe pagare imposte per 30, ma grazie al buon livello di rating sociale certificato riesce ad usufruire di un credito d’imposta pari a 20.

Risultato microeconomico: lo Stato incassa 10 e risparmia 80 (100-20); l’impresa guadagna 90 (100-10); i diversi lavoratori guadagnano complessivamente 200 che vengono utilizzati per comprare beni di consumo e su cui pagheranno le imposte da lavoro dipendente.

Risultato macroeconomico: una collettività più sicura; un aumento del tasso di occupazione; un aumento del PIL; un aumento delle entrate erariali; un risparmio della spesa pubblica.

 

Per fiscalità compensativa intendiamo un sistema che riconosce all’impresa sociale non un’agevolazione, ma la giusta compensazione tra quanto dovuto dall’impresa a titolo d’imposta e quanto risparmiato grazie al suo impatto sociale. Un sistema che consenta di collegare un determinato beneficio fiscale in funzione del rating sociale periodicamente certificato e soggetto ad ispezioni straordinarie.

Si tratta di un sistema forse visionario ma non per questo meno fattibile.

Ovviamente tale sistema si fonda:

  • sulla valutazione dell’impatto sociale, ovvero sulla possibilità di attribuire un rating sociale all’is;
  • sulle garanzie di correttezza, efficacia, indipendenza e periodicità di questa valutazione.

La prima condizione è garantita dall’adozione di metriche di misurazione dell’impatto sociale su cui si sta interrogando la stessa Commissione europea[10] che considera questo punto come strategico per lo sviluppo del Social Business in Europa. Si tratta di individuare il sistema che meglio garantisce e tutela l’oggettività della misurazione salvaguardando le differenze territoriali, di settore e di dimensione delle ONP[11].

La seconda condizione può esser assicurata da un meccanismo che preveda:

  • l’attribuzione della qualifica di is e del primo rating sociale ad opera del Regulator;
  • una certificazione obbligatoria e periodica[12] da parte di agenzie di revisione accreditate dal Regulator o dal Ministero competente, analogamente a quanto accade nel sistema di vigilanza delle Cooperative[13] attraverso la revisione cooperativa[14] e le ispezioni straordinarie.

Box esempio. Riprendendo l’esempio di prima, si potrebbe differenziare il beneficio fiscale (ad esempio sotto forma di credito d’imposta) in base ad un rating che vada da AAA a C, prevedendo un sistema di aliquote diverse. Nel caso di prima, supponiamo che l’impresa abbia ottenuto una tripla A alla quale è collegato un credito d’imposta pari al 20% del reddito. Supponiamo che l’anno successivo perda la tripla A e sia valutata BB: anziché aver diritto al 20% il suo beneficio fiscale scenderebbe al 10% costringendola a pagare tasse per 20, anziché per 10[15].


[1] Ad esempio in termini di Risparmio per la Spesa pubblica.

[2] L’elemento r(Bt-1/Yt-1) identifica la spesa per interessi che aumenta con l’aumentare del Debito pubblico – Bt

[3] L’elemento (Gt-Tt/Yt)

[4] Ed a tale ultima soluzione possiamo per semplicità assimilare la politica monetaria che potrebbe esser tentata di ridurre il peso reale di quel rapporto attraverso spinte inflazionistiche che ricadranno comunque sulla gran massa di cittadini che si troverà in tasca stipendi e risparmi che varranno di meno.

[5] Sia esso composto di esenzioni, deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta.

[6] La valutazione dell’impatto sociale è da sempre uno dei temi cui l’istituzione pubblica guarda con piu interesse per valutare le policy. Negli ultimi anni questo filone di studi è diventato di interesse anche del settore privato, sia For profit che Non profit. Lo sviluppo di politiche di CSR e di interventi nelle comunità da parte delle imprese, la necessità delle organizzazioni Non profit di dimostrare il loro valore, lo sviluppo di strumenti finanziari di micro finanza e più recentemente di Impact Investing hanno fatto convergere molti sforzi della ricerca sul tema della misurazione dei risultati. Si segnalano tra gli strumenti usciti negli ultimi anni lo SROI – Social Return On Investment (http://www.thesroinetwork.org/what-is-sroi), il VAS – Valore aggiunto sociale, sviluppato per il Non profit italiano, e l’inziativa dell’EVPA “IMI – Impact Measurement Initiative (http://evpa.eu.com/knowledge-centre/how-to-practice-vp/imi-impact-measurement-intiative/). Le linee su cui si sviluppa il dibattito sono legate alle differenziazioni per settore, alle difficoltà di ridurre tutto ad un elemento quantitativo e alle differenziazioni per dimensioni delle inziative e delle organizzazioni.

[7] Ovvero parametrando il beneficio fiscale al rating sociale dell’is ex lege, anziché riconoscerlo in modo generalizzato a tutte le is, a prescindere dall’impatto effettivamente assicrato.

[8] Si consideri il significativo incremento del +39% del livello occupazionale nel Terzo Settore registrato dall’Istat nell’ultima indagine svolta sul periodo tra il 2001 e il 2011 (indagine del luglio 2013). In valori assoluti, secondo i dati Istat, l’occupazione nel Terzo Settore incide per il 3,4% della popolazione lavorativa attiva, con ampi margini di crescita rispetto al livello della media europea che si attesta intorno al 6%.

[9] È il meccanismo dei social bonds.

[11] Il sotto-gruppo di lavoro del GECES sulla misurazione dell’impatto sta andando verso un sistema di valutazione che veda un ruolo attivo delle organizzazioni nella valutazione.  La nostra proposta va nella stessa direzione grazie al ruolo delle agenzie di rating he valuta caso per caso: in base a determinati standard qualitativi della valutazione (in possesso delle agenzie e definiti e aggiornati costantemente dal Regulator) e rispetto agli obbiettivi e agli stakeholder che le organizzazioni si danno (e che vengono vagliati dal Regulator), le agenzie affidano un rating all’attività dell’organizzazione mischiando elementi quantitativi – il calcolo dello SROI dovrebbe rientrare tra i parametri obbligatori per una corretta valutazione – e qualitativi di outcome. L’importanza di avere un sistema di valutazione non top-down e non rigidamente schematico è dovuta anche al fatto che la disciplina della metrica è in continuo mutamento, per cui fossilizzarla attraverso norme rigide sarebbe controproducente, e non verrebbe accettato da chi sul campo lavora. La necessità di avere un gruppo di lavoro continuo su questo punto appare evidente.

[12] Obbligatoria per quelle imprese che vogliano usufruire della qualifica sociale e dei benefici fiscali.

[13] DLgs. n. 220/2002.

[14] Che addirittura può esser svolta dalle Cooperative associate nei confronti delle iscritte. Vedi art. 2 DLgs. n. 220/2002. Mentre la proposta è quella di agganciare questa attività a soggetti a loro volta accreditati e vigilati dal Regulator o meglio dal Ministero competente.

[15] Ovviamente quel credito d’imposta non concorrerebbe alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive. Sarrebbe utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive dovute per il periodo d’imposta in cui le Camere di commercio certificano il risparmio di spesa pubblica; l’eventuale eccedenza sarebbe utilizzabile in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, a decorrere dal mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta con riferimento al quale il credito è concesso.

One Comment su “Ricorso ad una Fiscalità compensativa collegata al rating sociale dell’is”

  1. Ellis 1 febbraio 2014 a 03:29 #

    Klein’s response to them, essentially, is that a man’s porn use is his own business and when a woman complains about it, she forces her partner to act like a 14-year-old. That picture may end up being passed around to many others with devastating results.

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